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luna (Gëzim Hajdari)

Luna, è fuggita anche questa stagione senza un bacio nella notte bianca. Cielo, è passato anche quest’anno senza una ragione, con la...

venerdì 23 settembre 2016

silenzio

Si resta senza parole. 
Resto spesso senza parole. Sempre più spesso. 
Non saprei spiegare il motivo. Forse la mia incapacità nello sceglierle correttamente.
A volte le mie e le altrui parole, salvo rare eccezioni, mi sembrano solo un inutile ma subdolo rumore di fondo che mi confonde, mi distrae. 

Sento solo il bisogno, quasi vitale, di un silenzio profondo. 




sabato 10 settembre 2016

C'è quel sorriso

C'è questo aver studiato una vita e ritrovarsi sempre con un numero di domande sempre maggiori delle risposte.

C'è questo guardare negli occhi i ragazzi e le ragazze e capire quello che non si può dire: che c'è un dolore, una preoccupazione, una svagatezza. Leggere un sentimento e aspettare l'occasione giusta per aprire un dialogo e dire un semplice: "Sta bene ? Ha bisogno di qualcosa ?".

C'è questo lavorare con persone che non hai mai visto e che ti chiedono come stai; magari capiscono che tu vivi un momento difficile o una gioia, e nel frattempo quello affianco che manco sa se ci sei o meno.

C'è questo usare impropriamente una lingua che conosci senza aver fatto studi specifici, che manca di congiuntivo, che è facile solo apparentemente e nella quale ti viene chiesto (addirittura) di fare un corso.

C'è questo essere per la maggior parte del tempo da soli a lavorare con i propri limiti ed affidarsi sempre ai Maestri, a quelli che hanno tracciato le strade.

C'è questo cercare, quando e come possibile, di costruire quell'attimo magico in cui a lezione si riesce a comunicare qualcosa. Valutando e pesando modi, parole, tempi e sguardi.

C'è poi la difficoltà di spiegare ad altri che la formazione di un individuo è un momento centrale, delicato, fondante e questo non può essere disgiunto da ciò che si ricerca, da ciò che continuamente si cerca di capire, di approfondire.

C'è questo essere convinti che ognuno vale non per quel che ha ma quel che è.

C'è questo custodire certe idee, certi pensieri, e sì, anche certe malinconie associate con il proprio percorso, umano e intellettuale.

C'è, alla fine, questo amore per la strada che si è scelto che ripaga di qualsiasi cosa.

C'è infine quel sorriso che non puoi scambiare con nessuno che compare quando vedi qualcuno tra loro che ha preso tutto quello (poco o molto non ha importanza) che potevi dare e lo ha trasformato unendolo al suo, rendendolo inequivocabilmente unico.

Hominem, dum docent, discunt.


lunedì 22 agosto 2016

quaranta

Tra qualche giorno saranno 40 anni. 40.

Il patto con i miei genitori era che io volevo andare a Napoli e in una classe mista. Poi qualunque scuola superiore mi sarebbe andata bene. I miei dopo qualche informazione, decisero per il Liceo Scientifico “V. Cuoco”, sezione di spagnolo. La lingua straniera (non inglese, non francese) era il prezzo che il provinciale pagava per andare a studiare in città. Fui ancora più contento. In fondo un po' d'inglese avrei potuto portarlo avanti da solo.

Mio padre il giorno prima mi accompagnò col treno per indicarmi i percorsi e le strade, in modo molto sintetico e con pochissime parole, come suo solito. Mamma era contenta perché vedeva me che ero felice. Papà al ritorno, nel treno, mi disse che
1) se avessi malauguratamente iniziato a fumare avrei dovuto chiedere i soldi a lui e a nessun altro, e 2) se mi avesse scoperto a drogarmi mi avrebbe spezzato le gambe. 

Era Settembre del 1976.

Il primo giorno di liceo mi sentivo come l’uomo sulla luna. Il treno, la città, … tutto era come lo avevo sognato, il mondo sembrava mi stesse aspettando. Arrivai con qualche minuto di ritardo nella sede dove si svolgeva il biennio, un ex-convento a Piazzetta Miracoli nel Quartiere Sanità. Entrai emozionatissimo nell'aula dove avrei conosciuto i miei nuovi compagni. Ovviamente andai a sedermi negli ultimi banchi. Fecero l’appello e al mio cognome ci alzammo in due. L’altro sarebbe diventato e ancora lo è, uno dei miei migliori amici.

Iniziarono cinque anni bellissimi, non facili, intensi, profondi e indimenticabili. Non tutti i professori che incontrammo furono all’altezza, ma l’esperienza che vivemmo assieme fu la migliore che potessimo scegliere di vivere. Non mancarono incomprensioni, piccoli e grandi diverbi, solenni incazzature, ma io oggi sono quello che è maturato in quei cinque anni. Anche la Storia (terrorismo, rapimento Moro, austerity, terremoto, ecc.) s’intrecciava fortemente con le nostre storie.

Entrai bambino e non ne uscii uomo, anzi la parte più difficile venne dopo; ma quel poco di buono che c'è in me, è nato e cresciuto in quei banchi e con quei ragazzi e quelle ragazze.

Ecco l’appello che rifaccio spesso nel mio cuore:
1. Albano
2. Alterio
3. Avitabile
4. Carreras
5. Ciriello
6. Correale (ciao Massimo, riposa in pace)
7. Degni
8. Dell’Aversana
9. De Rosa A
10. De Rosa S
11. Delle Donne
12. Giunta
13. Melfi
14. Miccoli
15. Minieri
16. Moltedo
17. Nevola
18. Niutta
19. Riccio
20. Valentini
21. Volpe

Grazie ragazzi.